Un nuovo episodio della ormai tristemente nota truffa della “finta figlia” ha coinvolto anche la cittadina di Paternò, portando alla luce un metodo criminale che, nonostante sia noto da tempo, continua a mietere vittime da Nord a Sud Italia. La tecnica, ormai consolidata, si basa sull’inganno telefonico e digitale, sfruttando la fiducia e la buona fede delle persone, spesso prese alla sprovvista e incapaci di verificare immediatamente la veridicità delle richieste.
A cadere nella trappola questa volta è stata una donna paternese, contattata telefonicamente dai malviventi che si sono spacciati per sua figlia. La truffa, astutamente orchestrata, ha sfruttato il fatto che la vittima, come molte altre, effettua regolarmente bonifici per motivi lavorativi alla figlia. Questa volta, però, non si trattava di una richiesta reale, ma di un raggiro ben studiato: i truffatori sono riusciti ad accedere al contenuto di uno dei telefoni della donna o della stessa figlia, ottenendo così informazioni riservate.
La vittima racconta: «Tutto è iniziato con un sms – spiega – in cui si spacciavano per mia figlia. Mi diceva di aver perso il telefono e di aver preso un nuovo numero, chiedendomi di scriverle su WhatsApp». La donna, non sospettando nulla, ha tentato di chiamare il nuovo numero, ma senza successo. Quando, invece, rispondeva qualcuno, si fingevano indisponibili o giustificavano l’assenza con motivi di copertura di rete. La comunicazione si è così spostata sulla piattaforma di messaggistica, più difficile da monitorare e verificare.
Da quel momento, è iniziato un fitto scambio di messaggi. La “finta figlia” riferiva di aver perso il telefono e di aver dovuto bloccare tutte le app, comprese quelle bancarie. Successivamente, i truffatori hanno iniziato a lamentarsi di dover effettuare un bonifico urgente per motivi di lavoro, chiedendo alla madre di occuparsene, poiché il conto della ragazza era temporaneamente bloccato. La donna, senza sospettare nulla, ha eseguito tre bonifici istantanei, credendo di aiutare la figlia in difficoltà.
Solo al rientro a casa, nel pomeriggio, la vittima ha scoperto di essere stata truffata. La realtà dei fatti si è rivelata ben diversa: si trattava di un raggiro ben architettato, che ha portato i malviventi a sottrarre denaro senza lasciare tracce evidenti. Immediata la denuncia alle autorità competenti, in particolare alla Polizia Postale, anche se le probabilità di identificare i responsabili sono ridotte, vista la natura anonima e sfuggente di queste truffe.
L’esperienza di questa donna paternese è un monito per tutti: le truffe di questo tipo sono sempre in agguato, pronte a colpire chi si lascia ingannare dalla propria buona fede o dalla fretta. È fondamentale mantenere alta la guardia, verificare sempre le richieste di denaro e diffidare di comunicazioni improvvise che richiedono pagamenti urgenti.
Le autorità raccomandano di essere particolarmente cauti e di non cedere mai alle pressioni di chi chiede soldi senza un riscontro diretto e verificabile. La truffa della “finta figlia” continua a mietere vittime, ma con un po’ di attenzione e prudenza si può evitare di cadere nel suo inganno.




